Artigiani a Venezia: gli indirizzi segreti


Visitare gli atelier degli artigiani di Venezia, assistere alla trasformazione artistica di materiali come il vetro, l’ottone, l’oro e la seta, è una delle esperienze più emozionanti che il Veneto possa offrire. Non solo perchè sono lavorazioni che non esistono da nessuna altra parte al mondo, ma soprattutto perchè danno vita ad opere d’arte davvero uniche, in una sorta di gioco di “arte nell’arte”. Pensiamo all’angelo del Campanile di San Marco o alla Sagrada Familia di Gaudì, ma anche all’ultima sfilata di alta moda di Valentino o alle opere d’arte moderna che ammirete alla prossima Biennale. Capolavori realizzati grazie al lavoro di maestranze artigiane che impiegano tecniche antichissime tramandate di generazione in generazione e che richiedono tanti anni di fatica e passione per essere apprese, con la consapevolezza che dalla loro conoscenza deriva anche la grande responsabilità di custodirle per riuscire a portarle in dono al futuro. Scegliere questo tipo di turismo, visitare gli artigiani, apprendere i loro segreti, e di conseguenza apprezzare l’incredibile valore delle loro creazioni, vuol dire fare cultura, rispettare un territorio, e contribuire a far vivere la parte più importante della nostra storia, quella che non esisterebbe senza l’amore e il sacrificio.
Abbiamo selezionato alcune delle botteghe artigiane più magiche, nascoste in callette dove mai arriverebbe un turista, ma in cui, una volta entrati, non si può che rimanere affascinati da un mondo fatto di colori, profumi, emozioni, oggetti meravigliosi e tante storie che aspettano solo di essere ascoltate.

(Come sempre, la lista non è esaustiva, ma soggetta ad arricchimento da parte del team editoriale).

1. ERCOLE MORETTI, MURANO

Nella tranquilla isola di Murano, la Ercole Moretti, è un luogo dove, dal 1911, accadono cose meravigliose. E’ qui che, partendo dalla produzione della mitica “rosetta”, la perla di vetro più conosciuta al mondo ideata da Marietta Barovier nel ‘400, e del mosaico millefiori, già diffuso in epoca romana, i fratelli Moretti hanno rivoluzionato la storia dei bijoux, oggi tornati di gran moda, producendo per primi in Italia le mitiche perle “orientali”, ovvero le prime imitazioni delle perle naturali, e nel 1968, in pieno mood hippy, le murrine così come le conosciamo oggi, ovvero i ciondoli realizzati con una complessa composizione di sezioni di canne di vetro all’interno di una sagoma di rame. Oggi la Ercole Moretti collabora con famosi designer contemporanei internazionali, ma la sua produzione avviene ancora totalmente a mano nella suggestiva sede rimasta pressochè immutata negli anni. Per gli amanti dell’archeologia industriale, è assolutamente da vedere il vecchio laboratorio-museo composto da varie sale dove tutto, oggetti, macchinari, soprammobili, è rimasto congelato al dopoguerra, periodo di grande produzione per l’azienda, e dove oggi è ospitata anche la stupenda collezione storica (fantastici i gioielli “africani”) della Ercole Moretti.

2. FONDERIA VALESE, CANNAREGIO

A Cannaregio, visitare la Fonderia Valese è come fare un tuffo indietro nel tempo in una Venezia di fine ‘800 che profuma di alchimia e leggenda. E’ qui, ultima fonderia artistica rimasta a Venezia, che Carlo Semenzato, raccogliendo l’arte iniziata da Luigi Valese nel 1913, fonde nel suo crogiolo lingotti di rame e ottone per produrre, rigorosamente a mano, con la tecnica della lavorazione a staffa, oggetti artistici dai dettagli raffinati facilmente distinguibili da ogni altro tipo di lavorazione a macchina. Una visita alla fonderia cambierà per sempre il modo in cui guardate Venezia, non potendo più fare a meno di soffermarvi ad ammirare quella miriade di particolari, come i meravigliosi battacchi dei portoni dei palazzi, i cavallini che spiccano fieri ai lati delle gondole o i romantici riccioli dei lampioni vicino a Piazza San Marco, tutti oggetti realizzati dalla Fonderia Valese, che la rendono così straordinariamente unica ed anche la città più fotografata al mondo. Imperdibile il rito della fusione il venerdì pomeriggio.

3. MARIO BERTA BATTILORO, CANNAREGIO

Mario Berta Battiloro è l’ultimo artigiano rimasto in Europa che trasforma l’oro in sottilissime foglie – pensate che da 1 gr. di oro vengono creati addirittura 50 fogli – una tecnica talmente unica e difficile che richiede svariati anni per essere appresa. Le foglie d’oro vengono impiegate oggi in numerosi campi, da quello artistico per la produzione del mosaico a tessera d’oro, al beauty con le maschere in oro puro sino al food, basti pensare al celebre Golden Martini. Una visita al laboratorio di Mario Berta Battiloro non si dimenticherà facilmente, non solo perchè rimarrete davvero stupiti dalle curiose caratteristiche dell’oro, tra cui l’essere il più duttile tra tutti i materiali, ma anche perchè l’atelier, che opera dal 1926, è ospitato in un’ala del palazzo che fu dimora del grande pittore Tiziano e che la famiglia Menegazzo ha decorato con il suo personale tocco, arricchendolo di porte, scale, specchi e decori in preziosa foglia d’oro a 24 carati!

4. TESSITURA LUIGI BEVILACQUA, SANTA CROCE

L’unica tessitura a lavorare ancora con telai originali in legno del ‘700, i preziosi tessuti della Tessitura Luigi Bevilacqua sono richiesti, per la loro unicità e bellezza, dai palazzi, regge e dimore (dalla Casa Bianca al Kremlino) e dalle case di moda più famosi al mondo. Per rendersi conto della loro preziosità basti pensare che ad un telaio lavorano anche due tessitrici allo stesso tempo con una resa di “soli” 30 cm al giorno. I velluti, broccati, damaschi e rasi della Tessitura si possono ammirare nei palazzi e nelle chiese più celebri di Venezia come la Basilica di Santa Maria della Salute o Palazzo Papadopoli, oggi sede dell’hotel Aman Venice. La piccola manifattura, ben nascosta in un palazzo a Santa Croce, ci racconta, tra fitti telai e una miriade di tessuti multicolore, il legame di Venezia con la seta, l’Oriente ed i traffici che la hanno resa grande, un patrimonio di inestimabile valore testimoniato da un archivio storico di famiglia composto da miglialia di disegni che abbracciano tutte le epoche e gli stili.

5. PAOLO BRANDOLISIO, CASTELLO

Se la gondola è il simbolo di Venezia, la sua maggiore caratteristica è data dal modo in cui essa è condotta, la voga in piedi alla veneta, ed alla forcola, ovvero il suo particolarissimo tipo di scalmo, l’oggetto che più la contraddistingue. Vicino a Piazza San Marco, Paolo Brandolisio è uno dei 3 forcolai, ovvero produttori di forcole e remi, che opera a Venezia, allievo del grande Giuseppe Carli, storico maestro remèr a cui si deve non solo l’aver tramandato questo mestiere ai giorni nostri, ma soprattutto di averlo trasformato in arte. E’ grazie al suo genio che la forcola è diventata un oggetto di design, esposta anche al MOMA di NY, e status symbol da quando gli hotel di lusso di Venezia hanno iniziato a regalarla, scultura in miniatura, ai loro top client. La bottega di Paolo è una perla rimasta immutata dall’inizio del secolo, un piccolo museo dell’arte del remèr e della voga, dove poter ascoltare l’anima più vera di Venezia, una città nata e pensata per essere vissuta dall’acqua, rigorosamente con una imbarcazione di legno.

6. FORNACE ORSONI, CANNAREGIO

La Fornace Orsoni, l’unica ancora attiva nel centro di Venezia, è famosa per la sua incredibile varietà di mosaico a foglia d’oro, lavorato a mano, che si può ammirare in alcuni dei monumenti più iconici del mondo, dalla Sagrada Famiglia di Barcellona alla Basilica di San Marco, oltre che nelle case dei designer più famosi. La manifattura racchiude un segreto davvero unico: la biblioteca del colore, un’enorme stanza ricoperta di scaffali di legno dove sono catalogate migliaia di tavolette di colori differenti; basti pensare che per ogni colore ci sono anche più di 100 tonalità diverse! Il fascino della fornace è rimasto immutato dagli inizi del ‘900 quando il suo fondatore Angelo Orsoni, in seguito al successo della presentazione dei suoi mosaici all’Esposizione Internazionale di Parigi dal 1889, decide di spostare la sede a Cannaregio, dove si trova ora, per ampliare la sua capacità produttiva; una crescita che lo porterà a diventare uno dei più rinomati mosaicisti al mondo.

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