Realtà Virtuale: dal primo casinò alle mostre “immersive”

I parallelismi divertono sempre. Così, non a caso, il 22-23 marzo scorso, il primo European Immersive Computing Summit, dove si è fatto il punto sul futuro “immersivo” di musei e mostre, è stato organizzato da Uqido, azienda veneta specializzata nello sviluppo di software e applicazioni di Realtà Virtuale e Aumentata, proprio a Ca’ Vendramin Calergi, sede del Casinò di Venezia, la prima casa da gioco al mondo. Aperta in origine a Palazzo Dandolo a San Moisè nel 1638, fu a tutti gli effetti il primo casinò pubblico della storia, quando ancora non esistevano né musei né locali pubblici, dove gli ospiti potevano immergersi in un festa fatta di gioco d’azzardo, cortigiane e buon cibo, sperimentando i primissimi trucchi di realtà immersiva (come la musica diffusa senza rendere visibili i musici, per esempio).
Negli ultimi 400 anni decisamente molto è cambiato in tema di intrattenimento, e Uqido è una delle start up che si sta maggiormente distinguendo come player al centro dell’avanguardia dell’industria dell’entertainment e culturale.

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Ma facciamo un passo indietro: prima di raccontare le potenzialità di queste nuove tecnologie, soprattutto quelle Made in Veneto, partiamo dallo spiegare cosa sono la Realtà Virtuale (RV o VR dall’inglese Virtual Reality) e la Realtà Aumentata (RA o AR dall’inglese Augmented Reality). Nella VR, solitamente attraverso un visore ottico, vengono riprodotti digitalmente ambienti in modo che l’utente si possa immergere in mondi interattivi 3D, avendo la sensazione di essere proprio parte di essi. Pensiamo per esempio a poter visitare il giardino delle ninfee di Monet a Giverny in Francia e fare un tour della sua casa. L’AR, invece, permette di inserire elementi creati digitalmente all’interno di immagini reali che, per esempio, puntando un tablet o il proprio smart phone su dei marker (punti fisici), prendono vita. Immaginiamo in questo caso di essere in una galleria d’arte e, inquadrando un’opera con la fotocamera, di poter vedere l’opera stessa animarsi e raccontarci delle storie.

E’ facile concepire la portata di queste tecnologie applicate all’industria culturale, non solo in termini di accesso a una più ampia conoscenza, ma anche di una maggiore fruizione della cultura stessa, soprattutto da parte di un pubblico giovane. Basti pensare alla differenza, in un museo archeologico, tra l’osservare delle pietre inanimate e poterle vedere prender vita attraverso la ricostruzione esatta di come, per esempio una villa romana, appariva in origine. I musei che hanno sviluppato valide esperienze di Realtà Virtuale hanno riscontrato, infatti, una media del 30% di visitatori in più. Una stima che deve però tener conto del fatto che quando si cita la VR si parla di contenuti e che quindi, così come per un film, il loro successo dipende dal “regista”, dalla “fotografia”, dalla “sceneggiatura”, oltre che, per quanto riguarda un’esposizione museale, da un allestimento complessivo in grado di unire adeguatamente validi elementi multimediali con il percorso espositivo scientifico.

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Tra le esperienze di VR che hanno fatto più “rumore” e che ne possono far comprendere le potenzialità, va sicuramente citata Carne y Arena Virtually Present, Physically Invisible, installazione di Alejandro Gonzales Iñárritu, regista messicano vincitore di 5 premi oscar, che alla Fondazione Prada di Milano ha presentato nel giugno 2017 un’esperienza immersiva 3D molto discussa, tanto da essere vietata ai minori di 16 anni, in cui il visitatore veniva catapultato nel deserto messicano con un gruppo di rifugiati provando la realistica esperienza di essere inseguito dalla polizia. Sette mesi di totale sold out.
Oppure vi ricordate il film “Una Notte al Museo” dove le attrazioni del museo di storia naturale di New York prendevano vita? Al Smithsonian di Washington, nella Bone Hall, è possibile “risuscitare” specie estinte di dinosauri e altri animali semplicemente guardando attraverso lo schermo del tablet o del proprio telefonino.
A Milano è nato, invece, il primo Museo all’aperto di Arte Urbana Aumentata (MAUA), uno dei progetti vincitori del bando alle periferie promosso dal Comune, in cui diversi lavori di street art sono mappati in un percorso: ogni opera, se inquadrata con lo smartphone, si anima trasformandosi in un lavoro di digital art creato con tecnologie di realtà aumentata.

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Ma torniamo al Veneto: sarà, infatti, la padovana Uqido, che sta lavorando ad alcuni, segretissimi, progetti, a fornire la tecnologia di VR per il nuovo museo di Shenyang, città cinese che ospiterà un’attrazione davvero all’avanguardia: quasi 1700 metri quadrati di area espositiva dove, grazie a cuffie e caschetto in testa, si partirà dalla stessa stanza in cui ci troviamo, ricreata digitalmente, trovando però davanti a noi una porta che prima non c’era e che darà accesso ad un mondo di avventure in realtà immersiva: dalla scalata alla cima della torre Eiffel a Parigi, per poi trasferirsi a Londra mentre, salendo sull’ascensore di un grattacielo, ci si gode il panorama della sua skyline. E si dice che Uqido stia già lavorando al nuovo, attesissimo museo dedicato a Marco Polo a Venezia che consentirà di ripercorrere, questa volta come protagonisti, la mitica Via della Seta.

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Sicuramente all’esploratore più famoso del mondo la Realtà Virtuale, intesa come strumento intelligente per apprendere nuova conoscenza ed aprirsi a diverse culture, sarebbe piaciuta. Nel frattempo, attraverso la photogallery, facciamo un tour delle meravigliose sale di Ca’ Vendramin Calergi, uno dei più bei palazzi sul Canal Grande e ultima residenza del compositore Richard Wagner fino alla sua morte nel 1883, lasciando la nostra fantasia libera di navigare mondi che ancora non sappiamo di non conoscere. Non è forse questo uno dei maggiori poteri dell’Arte?

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